Pdl, ci credete o no?

“Credo davvero che il progetto funzionerà, perché sinora ha dimostrato di funzionare. I contrasti interni esistenti sono noti e sono stati ormai superati. E’ un buon gioco delle parti, quello fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini: uno rappresenta l’efficacia e la velocità, l’altro le regole. Certo ognuno dice la sua, ma dopo poche ore sono di nuovo d’accordo. Sono collaudati e hanno capacità di conciliazione".
19 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 04:34
Immagine di Pdl, ci credete o no?
Massimo Giannini
“Il problema non è crederci o non crederci. E’ ovvio che ormai indietro non si torna. Il Pdl nasce con il vento nelle vele di un risultato elettorale straordinario, quello del 13 aprile, e anche con la forza accumulata in questa prima parte di legislatura: nonostante la crisi economica, il consenso nei confronti del governo e della maggioranza è rimasto molto alto. Sulla validità del progetto politico, poi, sono senz’altro convinto che il giudizio non possa che essere positivo. Perché nella contaminazione tra il populismo plebiscitario di Berlusconi e questo profilo di destra costituzionale, attenta ai diritti e alle istituzioni, che Fini sta cercando di incarnare può nascere, secondo me, un grande partito moderato di massa. L’unica cosa che bisognerà valutare con molta attenzione è se e in quale misura il berlusconismo sopravviverà a Berlusconi. Intendo dire che l’eccezionalità di questa avventura politica ruota tutta attorno alla figura del Cavaliere. Quindi la domanda che ci si pone è se, nel momento in cui Berlusconi uscirà di scena, magari per andare al Quirinale, come io credo, il Pdl avrà gambe per restare in piedi così come lui lo ha costruito. Io personalmente penso che questo forziere di consensi e di corpus politico-ideologico che in questi anni si è costruito attorno al blocco sociale che Berlusconi ha rappresentato non andrà certo disperso. E in questo farebbe male il centrosinistra a illudersi che nel momento in cui Berlusconi esce di scena i suoi voti tornino a essere voti in libera uscita. Però indubbiamente la scelta di chi dovrà succedere a Berlusconi acquista maggiore importanza proprio adesso che Berlusconi porta a compimento la sua parabola politica. Da questo punto di vista penso sarebbe miope da parte sua non cominciare a porsi seriamente il problema di che cosa succederà dopo di lui, indipendentemente da quando questo dopo si concretizzerà. Intorno a questo, poi, si giocheranno le sorti della costruzione vera di un centrodestra di stampo europeo. Non c’è dubbio, però, che Forza Italia prima e il Pdl ora rappresentino un po’ un unicum nel panorama politico delle destre europee per l’eterogeneità delle forze politiche che vi partecipano e per le diversità di ispirazione culturali in esso contenute – dai liberisti ai colbertisti, dai cattolici integralisti ai liberal-radicali, dagli ex democristiani agli ex socialisti. I blocchi sociali sono tutti dentro e credo non si disperderanno. E’ importante che da questo momento in poi, dalla fusione fredda o calda tra questi partiti, discenda un oggetto politico vero per questa Italia, un oggetto che non si è visto in questi anni o che comunque è stato abbastanza estemporaneo, episodico, omnicomprensivo e sempre legato alle alzate d’ingegno del padre padrone”.

Achille Occhetto
“Penso sia ancora presto per dare un giudizio. La suggestione del bipartitismo ha portato al fallimento il Pd e porterebbe al fallimento anche il Pdl, mentre un processo di unificazione e di semplificazione della vita politica italiana nella direzione del bipolarismo, e cioè di un sistema fondato comunque non su due soli partiti ma su due coalizioni, credo che sia ineluttabile e giusto. Per questo sospendo il giudizio, in attesa di vedere quale direzione prenderà”.
Casa Vianello
Chiamiamo casa Vianello per chiedere a Raimondo, vista la sua pluridecennale esperienza lavorativa nelle televisioni del Cavaliere: Raimondo ci credi o no? Berlusconi ce la farà o no? Ci risponde inizialmente una persona di famiglia, presumibilmente l’informatissimo giovane filippino adottato, con moglie e figlio, da Sandra e Raimondo: “Raimondo non è in casa, ora. Comunque secondo me Berlusconi ce la farà”. Il Cav. ha dunque convinto casa Vianello anche in assenza di Vianello. Quando poi lo troviamo in casa, nel pomeriggio, Raimondo dice di non aver letto nulla sul congresso. E però “si augura che vada bene”. Ma siccome conosce il Cav. poi dice: “Se mi chiedete in che cosa consiste, ripeto, non so in che cosa sia impegnato Berlusconi, ma se l’ha fatto, beh… è un uomo che sa il fatto suo”.

Sandro Fontana
Per lo storico Bertoldo democristiano, se il Pdl “si mette nel grande filone del popolarismo europeo e realizza una vera democrazia interna al partito, allora avrà un futuro credibile e importante. Ma solo se soddisferà queste condizioni. Del resto la grande intuizione di Berlusconi, quando d’un tratto 21 milioni di italiani si ritrovarono senza più i partiti che avevano votato fino a due anni prima, fu quella di rivolgersi a quei ceti popolari, imprenditoriali, artigianali che sono un’aggregazione solida in Italia. In futuro, o il partito resterà un’aggregazione elettorale, un po’ all’americana, o si dovrà radicare in quella tradizione popolare. In questo senso è importante la collocazione nel Ppe”.

Emanuele Macaluso
“Non credo proprio che stia nascendo, come dice qualcuno, un grande partito di massa dei moderati italiani. Credo che nella sostanza il Pdl resti invece una coalizione, con una leadership carismatica molto forte, certo, ma che non è neanche paragonabile ai partiti veri, dove i leader potevano essere cambiati, come è accaduto persino a De Gasperi o a Nenni, come fu contestato financo Togliatti. Questa è un’altra cosa. Nel Pdl c’è un leader che ha certamente un grande consenso politico, ma che non ha una base politica: la sua leadership non se l’è conquistata sul terreno, in competizione con altri. Se domani decidesse di fare altro, senza di lui, senza la persona di Silvio Berlusconi, verrebbe giù l’intero edificio”.
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